
Gli indiani d’Europa e la loro architettura
Si dice che il sogno degli alberi sia di camminare, di viaggiare, e così sembra che ora dopo così tanti anni di nomadismo il sogno di questo popolo di Rom sia di porre radici e costruire.
I Rom arrivarono a ondate, in ordine sparso nel tardo Medioevo, all’inizio del Rinascimento, un periodo di grande cambiamento e apertura nella cultura europea. L’arrivo in Italia da Costantinopoli dei testi originari dell’antica Grecia, in seguito alla conquista turca, apriva un periodo di vivo fermento culturale in cui si guardava all’Oriente vicino e lontano per trovare le sorgenti della sapienza, agli albori della scienza moderna ancora intrecciata al pensiero magico.
Per una curiosa coincidenza proprio in questo periodo arrivarono in Europa, via Anatolia e Grecia, delle popolazioni misteriose di carnagione scura, difficilmente assimilabili, abituati da secoli a una vita nomadica.
Ma nessuno sapeva da dove venissero. Solo tre secoli dopo, nel 1760, Vályi István, uno studioso di teologia ungherese, mentre studiava all’Università di Leida in Olanda, divenne amico di alcuni indiani della costa del Malabar, nell’ India meridionale, e, ascoltandoli mentre parlavano, si rese conto della straordinaria somiglianza tra la loro lingua nativa e quella parlata dai Rom che vivevano nella proprietà di famiglia in Ungheria. E così scoprì l’origine indiana dei Rom.
Nei Balcani il loro primo nome era tzigani, un termine greco derivato da una setta eretica dedita alla magia e diffusa in Asia minore, da cui il nome dalle sfumature dispregiative di “zingari”.
© M. Manera.
Gli umanisti dell’epoca pensavano che queste persone provenienti dall’oriente fossero iniziate alla saggezza orientale e ai misteri dell’antico Egitto molto alla moda allora nei circoli intellettuali. Si pensava che fossero i seguaci del grande saggio egizio Ermete Trismegisto per cui il loro arrivo all’ inizio fu visto con favore. Erano accolti come sapienti egizi e astutamente i capi tribù di quei popoli nomadi, vista la buona accoglienza, volentieri si prestavano al gioco facendosi chiamare egizi, da cui il termine “gypsies”.

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