
La colonna del tempio di Poseidone ritrovata a Venezia
L’annosa questione della restituzione delle opere d’arte sottratte ad altre nazioni e la difesa dell’eredità culturale, il caso dell’Odissea di Christopher Nolan.
Venezia in origine era una laguna paludosa, priva di rilievi e di qualsiasi elemento solido. Quando vi si rifugiarono, incalzati dalle invasioni barbariche, gli abitanti delle città romane circostanti cominciarono a vivere in edifici di legno. Non per nulla Goethe li chiamava “un popolo di castori”. Man mano che Venezia cresceva di potenza e ricchezza i Veneziani sentirono il desiderio di costruire qualcosa di solido anche se, come per miracolo, poggiante sulle acque e di adornare la loro nuova città di marmi preziosi.
Dalla fine del primo millennio le loro navi cominciarono a solcare il Levante raccogliendo capitelli, marmi e statue per abbellire la loro città. Sceglievano con gusto, come quando si impossessarono della quadriga ellenistica di Costantinopoli, uno dei rari gruppi scultorei bronzei rimasti dall’ antica Grecia. I cavalli nei secoli acquistarono una seconda vita e divennero sacri per i Veneziani mentre a Costantinopoli, ora Istanbul, si è perso il loro ricordo. Ogni capitano di nave che partiva aveva l’ordine di ritornare a Venezia con almeno una pietra o un marmo. Erano chiamati i “marmi da spoglio” e si trovano un po' ovunque nella città. La stessa basilica di San Marco è un caleidoscopio di marmi colorati sottratti alle coste dell’Asia Minore.
In effetti i Veneziani si comportavano da predoni ma forse si può scusarli pensando al loro gusto raffinato nel scegliere e nel posare le pietre tanto da creare quella che è forse la città più meravigliosa del mondo. Le pietre antiche non venivano posizionate in sterili musei ma rivissute e riadattate ai nuovi edifici sacri e profani della città unica al mondo. Se uno percorre attentamente le calli di Venezia si trova spesso davanti a resti dell’antica civiltà classica incastonati in un muro o dentro un cortile.

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