Torcia umana per il Tibet alle Nazioni Unite
Un tibetano si dà fuoco per la causa della libertà del suo popolo davanti alle Nazioni Unite
nell’ indifferenza del mondo. Una conversazione sull’autoimmolazione, sul Tibet sotto il regime cinese e sul suo futuro con il fondatore del “Tibetan National Congress”.
Al calar della sera del 2 Luglio, a New York, dove la 42esima strada incontra la First Avenue incede deciso un uomo con una grande bandiera tibetana. Si ferma e la pianta davanti al palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Si allontana di un paio di metri e rapidamente si dà fuoco lanciando dei volantini inneggianti alla libertà per il Tibet. Brucia in piedi per alcuni secondi, così atroci da sembrare interminabili, nell’ indifferenza generale, senza che il normale traffico newyorkese s’interrompa, neppure un'auto di ferma per prestare soccorso. Tutto questo è stato filmato da lui stesso e poi è stato messo in rete. (Per via del codice etico e per la prevenzione dei suicidi il link non viene qui inserito.)
Solo in un secondo tempo arrivano delle persone della sicurezza con degli estintori e spengono le fiamme. Esanime, verrà portato all'ospedale Bellevue di Manhattan. Quasi subito sarà dichiarato morto.
Lobga Rangzen in fronto di ristorante Cipriani a New York. © Tibetan National Congress.
Si chiamava Lobga Rangzen, tibetano immigrato a New York dove faceva il tassista. Il nome Rangzen è acquisito, in tibetano significa indipendenza. Era infatti presidente del Tibetan National Congress che propugna l'indipendenza del Tibet.
Ne parliamo con Jamyang Norbu prominente intellettuale tibetano residente a New York, scrittore (autore di “Il Mandala di Sherlock Holmes”), ex guerrigliero tibetano dalla valle del Mustang in Nepal, fondatore del Tibetan National Congress su imitazione dell’American Congress che portò all’ indipendenza degli Stati Uniti.
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